Matt Stuart: the street-photography awakens

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If you were told that 2017 would be the year of flared jeans, would you be surprised? After all, we should be used to new propositions of old concepts and trends. Fashion history is long enough to have reached a point where creativity counts less than the need for constant renewal and change in trends.

The history of photography is much shorter and certainly boasts larger unexplored territories compared to other fields, but there is the possibility that you are faced with a similar situation of the Fashion world.It is of a few days ago the news that British photographer Matt Stuart had the privilege of joining the elite of Magnum Photos. Nothing strange, of course: he is a talented, young, dynamic photographer and does not mind to spend time with fans during events and meetings.

Then, what is the problem? He is a pure street photographer: no bombs, tragedies or histories of suffering on the other side of the world…only the street.

We do not want to hail as a miracle, but it is definitely something that could have an impact and that we should think of for a moment. But, let’s first take a step back. Capa, Bresson, Seymour, Rodger and Vandivert founded magnum after the Second World War. After a little while, Burri and Erwitt joined the Agency, too. These names show that there was a strong attention both to reportage as to street photography. Gradually, however, street photography (intended as an intelligent and ironic photography of un-posed situations) started losing its appeal, leaving the scepter of “noble art” to the genre reportage, perhaps because more “profitable”. Only a few brave ones – such as Martin Parr or Elliot Erwitt- have pursued their vision consistently by using irony to represent and make interesting street photography, in order to describe people, cultures and traditions of “calm” places not bent by famine, war or tragic events. Other great one (e.g. Harvey, Webb or Pinkhassov) have instead taken advantage of their “street” approach to create beautiful “kind of travel” photo shoots, but always with that particular intelligence, capable of creating a scene worthy of being watched carefully from nothing. But, in recent years, pure street photography has lost its past glory. On one hand, many capable photographers have seen more opportunities in the genre reportage, on the other hand, there has been (which unfortunately persists today) an invasion of random images, mistakenly called “street photography”. In a desolate panorama like this, some people without decency and capacity (often supported by brands, only interested in profit) have certainly not helped to bridge the gap between intellectuals, curators and street photographers. It is clear that where there are not established standards, the “law of the strongest” will self-apply: who seems to count today is the one who is able to generate profits for the people that invest in a field that has been strongly and continuously growing in the last few years.

But how this has to do with Matt Stuart? The choice of Magnum, as well going along with this “street wave” (which is anything but new given the precedents), opens interesting scenarios. On one side, Matt sees his work and perseverance properly greatly rewarded; on the other side, it creates a precedent on street photography as a whole category. If Magnum finds interesting and worthy of consideration a pure street photography work, like Matt’s one, comes by itself that even the experts will have to address this growing ferment more carefully and with method.

Let’s hope it could really work out this time.

In the meanwhile, big congratulation both to Matt and Magnum … and long life to street photography!


Se vi venisse detto che dall’anno prossimo i pantaloni a zampa la faranno da padrone sono sicuro non rimarreste sorpresi. In fondo ci siamo abituati a questo ricircolo di idee. La storia della moda è lunga, tanto da essere arrivata ad un punto dove la creatività arranca rispetto alla necessità di un costante rinnovamento e mutamento di tendenze.

La storia della fotografia è molto più breve e sicuramente vanta territori inesplorati ben più vasti rispetto ad altri campi, ma c’è la possibilità che ci si trovi di fronte ad una situazione non dissimile. E’ di pochi giorni fa la notizia che il fotografo inglese Matt Stuart ha avuto il privilegio di entrare a far parte dell’elite di Magnum Photos. Niente di strano a ben pensarci: è talentoso, giovane, dinamico e non disdegna di intrattenersi con appassionati durante i vari incontri nei quali viene costantemente invitato. Ma allora qual è il problema? Lui è uno fotografo street puro: niente bombe, tragedie o storie di sofferenze dall’altro capo del mondo…solo strada.

Non vogliamo gridare al miracolo, ma è sicuramente un qualcosa che potrebbe avere delle ripercussioni e che dovrebbe far riflettere. Ma facciamo un passo indietro. L’agenzia venne fondata appena dopo la seconda guerra mondiale da Capa, Bresson, Seymour, Rodger e Vandivert, con l’aggiunta dopo poco di personaggi come Burri e Erwitt. Già dai nomi si può notare come ci fosse una forte spinta tanto al reportage quanto alla fotografia di strada. Pian piano, però, la fotografia di strada (chiaramente da intendersi come fotografia intelligente e ironica di situazioni non in posa) ha perso un po’ il suo appeal, lasciando a quella di reportage lo scettro di “arte nobile”, forse in quanto più spendibile e monetizzabile. Pochi valorosi – leggasi ad esempio Martin Parr o Elliot Erwitt- hanno portato avanti con costanza la loro visione usando l’ironia per rappresentare e rendere interessante una fotografia urbana capace di raccontare la quotidianità di luoghi tranquilli e fortunatamente non piegati da carestie, guerra o eventi tragici. Altri grandissimi (ad esempio Harvey, Webb o Pinkhassov) hanno invece sfruttato il loro approccio “street” per creare dei bellissimi servizi dall’orientamento più “travel”, ma sempre con quell’intelligenza capace di creare da un nulla apparente una scena meritevole di essere osservata con attenzione. Ma la foto street pura negli ultimi anni non se l’è passata affatto bene. Da un lato tutti i fotografi più capaci hanno visto più possibilità di crescita nel reportage, dall’altro si è assistito (cosa che permane ad oggi purtroppo) ad un’invasione di immagini casuali definite erroneamente “street photography”. E in un panorama di desolazione come questo personaggi privi di decenza e capacità (spesso appoggiati da brand interessati chiaramente solo al profitto) non hanno certo aiutato a colmare il gap fra intellettuali, curatori e fotografi di strada. E’ evidente che dove non vengono stabiliti degli standard varrà la legge del più forte, ovvero di colui il quale riuscirà a far fare più soldi a chi ne ha da investire in un campo che è comunque in forte ascesa vista la diffusione di apparecchi fotografici sempre crescente.

Ma tutto questo che c’entra con Matt Stuart? La scelta di Magnum, oltre ad assecondare questa “moda” street che è tutto fuorché nuova visti i precedenti illustri proprio fra le sue fila, apre uno scenario interessante. Da un lato Matt vede giustamente premiato il suo lavoro e la sua costanza, dall’altro si crea un precedente nei confronti della street-photography tutta, come categoria. Se Magnum trova interessante e meritevole di considerazione un lavoro di pura street vien da sé che anche gli addetti ai lavori dovranno affrontare questo fermento crescente con più attenzione e metodo.

Che sia la volta buona?

Nel frattempo complimenti Matt e complimenti Magnum…e lunga vita alla fotografia di strada!